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Pensilina e neve: carichi, pendenza e scarico dell'acqua

Aggiornato il 13 ottobre 20264 capitoli
Quanto pesa la neve su una pensilina e perché conta la zona climatica

Quanto pesa la neve su una pensilina e perché conta la zona climatica

Una pensilina sembra una struttura leggera, ma d'inverno lavora in condizioni molto diverse da quelle estive. La neve che si deposita sulla lastra non scivola subito: se la temperatura resta intorno allo zero si bagna, assorbe la pioggia successiva e diventa molto più pesante di quanto appaia. Un accumulo di neve umida trattenuto per giorni concentra il peso sullo sbalzo, cioè sulla parte che sporge dal muro, e lo trasferisce ai fissaggi a parete con un effetto leva che cresce quanto più la copertura sporge. In Italia la normativa richiede che tettoie e pensiline resistano al carico neve della propria zona climatica e alla pressione del vento, sia in spinta sia in depressione. Se vivi in montagna o in una zona dove la neve resta a terra per settimane, verifica che la pensilina sia stata dimensionata per quel carico e non per un generico uso da ingresso. Un tecnico può leggere la scheda del prodotto o fare una verifica statica dei braccetti e della piastra: è un controllo rapido rispetto al danno di una copertura che si piega o si stacca durante una nevicata.

La pendenza giusta: dal minimo del 5 per cento al 10 per cento consigliato

Dal carico si passa alla geometria, perché una copertura piatta trattiene tutto ciò che le cade sopra. Per far scorrere l'acqua e permettere alla lastra di pulirsi da sola, trascinando via foglie e polvere, serve un'inclinazione minima del 5 per cento, pari a circa 3 gradi. Per gli esterni conviene però stare intorno al 10 per cento, cioè circa 10 centimetri di dislivello per ogni metro di sporgenza: con questa pendenza la neve, appena il sole la ammorbidisce, tende a scivolare in avanti invece di restare ferma sulla pensilina. Se la pensilina è già montata, misura il dislivello tra il bordo al muro e il bordo esterno con una livella e un metro: se la sporgenza è di un metro e il dislivello è di pochi centimetri, sei sotto il minimo e l'acqua ristagna. Fai attenzione anche al verso: una copertura inclinata male riporta l'acqua verso la parete, con aloni sull'intonaco e infiltrazioni dietro le staffe. Se la struttura è sorretta da tiranti, chiedi a chi l'ha installata se la pendenza si può correggere; se è rigida, va rivisto il fissaggio, e non è un lavoro da improvvisare.

Scarico dell'acqua: gronda, gocciolatoio e punti di ristagno

La pendenza fa scendere l'acqua, ma bisogna decidere dove finisce. Una pensilina senza gronda scarica tutto lungo il bordo esterno, proprio dove si passa: in autunno gocciola di continuo, in inverno lascia una lastra di ghiaccio sulla soglia. Se la copertura protegge un ingresso, valuta una piccola gronda con pluviale o almeno un profilo frontale sagomato a gocciolatoio, che stacca l'acqua dalla lastra e la fa cadere in un punto preciso, lontano dal muro e dal passaggio. Prima dell'inverno controlla che il canale e il pluviale siano liberi: foglie, aghi di pino e nidi si accumulano proprio nel punto di raccolta e, quando la pioggia è intensa, l'acqua trabocca e torna indietro verso la parete. Guarda anche il raccordo tra lastra e muro: la scossalina o la sigillatura deve essere continua, senza crepe, perché è lì che l'acqua di scioglimento della neve cerca di entrare. Con la lastra pulita e lo scarico libero la neve fonde e defluisce senza creare quel ristagno gelato che, nelle ore notturne, aggiunge peso alla pensilina e spinge sui fissaggi.

Fissaggi, staffe e lastra: i controlli prima della prima nevicata

Con carichi e scarichi a posto, resta la parte che non si vede: la linea di fissaggio al muro, il punto più sollecitato di ogni pensilina. Osserva piastre e staffe cercando aloni scuri attorno ai tasselli, macchie di ruggine o una goccia che compare vicino a una vite dopo la pioggia. Sono segnali di acqua che entra dietro la piastra, degrada l'intonaco e ossida i fissaggi, e vanno affrontati prima di ridipingere o sigillare, altrimenti copri il sintomo e non la causa. Prova a muovere la struttura con le mani: non deve vibrare né avere gioco sulle staffe. Dedica un momento anche alla lastra. Se è in policarbonato alveolare, i bordi devono essere chiusi con il nastro di alluminio pieno sul lato alto, a ridosso del muro, e con quello microforato sul lato basso, così la condensa esce mentre insetti e sporco restano fuori. Verifica che la lastra sia trattenuta da profili continui lungo i lati lunghi e non solo da quattro viti agli angoli: il peso della neve si distribuisce sul telaio e la lastra non si inflette al centro. Se la trovi ingiallita e fragile, sostituiscila prima dell'inverno, perché una lastra invecchiata regge peggio il carico e gli urti.

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