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Tettoia in policarbonato: pulizia e controllo delle lastre prima della neve

Aggiornato il 17 ottobre 20264 capitoli
Lavare le lastre in policarbonato senza rigarle: prodotti e gesti giusti

Lavare le lastre in policarbonato senza rigarle: prodotti e gesti giusti

Prima di salire a controllare viti e profili, lava la tettoia in policarbonato: sulle lastre sporche non si vedono né le crepe né i punti in cui l'acqua ristagna. Scegli una giornata coperta e fresca, perché il policarbonato lavato sotto il sole tende a macchiarsi e a trattenere gli aloni del sapone. Usa acqua tiepida con un sapone neutro, una spugna morbida o un panno in microfibra, e procedi con movimenti leggeri senza premere. Per resina, insetti secchi e fuliggine lascia agire la soluzione qualche minuto, poi passa di nuovo il panno. Risciacqua in abbondanza e asciuga, così eviti le macchie di calcare che si formano con l'acqua lasciata evaporare. Evita tutto ciò che graffia o aggredisce il materiale: spugne abrasive, lana d'acciaio, tergivetri con lama, solventi come acetone, benzina e diluenti, detergenti alcalini e alcol puro, che opacizzano lo strato protettivo ai raggi UV e possono aprire microcrepe. Se la copertura è ampia e usi l'idropulitrice, tieni la lancia a distanza e la pressione bassa: sulle lastre alveolari un getto violento rovina i bordi e spinge l'acqua dentro le celle. In condizioni normali bastano due o tre lavaggi l'anno; se hai alberi vicini o molto smog, aumenta la frequenza.

Ingiallimento, crepe e alveoli pieni d'acqua: le lastre da tenere d'occhio

Con le lastre pulite passa al controllo vero e proprio, meglio con una luce radente che fa risaltare i difetti. Osserva prima il colore: un ingiallimento diffuso o una superficie che si sfarina al tatto indicano che lo strato di protezione UV ha esaurito il suo compito e che la lastra è diventata fragile, quindi non reggerà bene un carico di neve bagnata. Cerca poi le crepe sottili intorno ai fori delle viti e lungo i bordi, dove il materiale lavora di più per la dilatazione termica. Sul policarbonato alveolare guarda dentro le celle: acqua, alghe verdi o terra significano che il nastro di chiusura dei bordi si è staccato o che il profilo di testata non sigilla più. Verifica che il nastro microforato in basso, quello che lascia uscire la condensa, non sia intasato, e che in alto ci sia il nastro pieno a tenere fuori la polvere. Controlla anche che la faccia con la protezione UV, di solito indicata dal produttore sulla pellicola o sul bordo, sia rivolta verso il cielo: una lastra montata al contrario invecchia in pochi anni. Se trovi una lastra bianca e fragile oppure spaccata, programma la sostituzione prima delle nevicate: con il freddo il policarbonato diventa più rigido e la rottura si propaga con poco.

Viti, rondelle e profili di giunzione: il controllo dei fissaggi contro il vento

Il punto debole di una tettoia in policarbonato sotto la neve non è quasi mai la lastra in sé, ma il modo in cui è ancorata. Le lastre si fissano con viti dotate di rondella sigillante in gomma, passate in fori leggermente più larghi del gambo per lasciare spazio alla dilatazione. Controlla una a una che le viti siano presenti e che la rondella aderisca senza essere schiacciata: una vite serrata troppo deforma la lastra e la fa crepare al primo gelo, una vite lenta lascia entrare l'acqua e consente al vento di sollevare il bordo. Un colpo di cacciavite a mano, senza avvitatore, basta per sentire se tiene. Passa quindi ai profili di giunzione in alluminio e alle guarnizioni in EPDM: devono essere in sede, elastiche e senza tratti screpolati. Rimetti in posizione i coprigiunti che si sono sfilati e sostituisci le guarnizioni indurite, perché con la neve che si scioglie e rigela l'acqua trova subito la via dei giunti aperti. Controlla infine l'orditura sotto le lastre, soprattutto gli arcarecci e le staffe a parete: in una copertura in legno cerca viti arrugginite o travi che si muovono, in una in metallo cerca ruggine ai nodi e bulloni allentati. Se durante le ultime raffiche hai sentito le lastre battere, è lì che devi intervenire per primo.

Grondaie libere e neve da togliere: come arrivare pronti alla prima nevicata

Con le lastre pulite e i fissaggi a posto, resta da sistemare quello che fa la differenza quando arriva la neve: lo scarico dell'acqua. Libera la grondaia e il pluviale da foglie e terra e versa un secchio d'acqua in alto per vedere se scorre senza ristagnare lungo la linea di gronda. Una copertura in policarbonato con la gronda intasata trattiene al bordo una lama di ghiaccio che spinge sulle lastre e sui profili proprio nel punto più sollecitato. Pota anche i rami che toccano o sovrastano la tettoia: con il peso della neve si abbassano e possono rigare o sfondare una lastra. Durante l'inverno non lasciare che la neve si accumuli strato su strato, perché quella bagnata è molto più pesante di quanto sembri. Rimuovila dal basso con una scopa a setole morbide o uno spazzaneve da tetto con bordo in gomma, lavorando dal bordo verso il colmo e senza mai usare pale metalliche o raschietti. Non salire sulle lastre in nessun caso: il policarbonato non è calpestabile e col freddo si spacca di colpo. Se la copertura è alta o la neve è già tanta, chiedi a un tecnico attrezzato. Tenere la copertura leggera e asciutta ti evita la sostituzione di lastre e profili a primavera.

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