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Svuotare l'impianto di irrigazione interrato con l'aria compressa

Aggiornato il 06 ottobre 20264 capitoli
Perché svuotare l'impianto interrato e quando intervenire

Perché svuotare l'impianto interrato e quando intervenire

Quando la temperatura scende sotto lo zero, l'acqua rimasta nei tubi aumenta di volume mentre gela, di circa il nove per cento, e in un condotto chiuso questa espansione genera una pressione che nessun raccordo è fatto per reggere. I punti che cedono per primi sono giunti, curve, corpi delle elettrovalvole e stelo degli irrigatori a scomparsa, e spesso il danno si scopre solo in primavera, quando riapri l'acqua e il prato si allaga in un punto o una zona non va più in pressione. Svuotare l'impianto di irrigazione interrato prima delle gelate serve a evitare proprio questo. Il momento giusto è la fine della stagione irrigua, quando il prato non ha più bisogno di acqua e le previsioni annunciano le prime notti fredde, in genere tra ottobre e novembre a seconda della zona. Le tubazioni di un impianto interrato per prato si trovano di solito a venti o trenta centimetri di profondità, quindi godono di una certa protezione, ma il tratto tra la presa d'acqua e le elettrovalvole resta sempre in pressione ed è il più esposto. Se vivi in una zona dove il terreno gela anche in profondità, oppure l'impianto ha tratti in salita e discesa dove si formano sacche d'acqua, il semplice svuotamento per gravità dai rubinetti di scarico non basta e conviene usare l'aria compressa.

Che compressore serve e come collegarlo all'impianto

Il compressore deve avere una portata sufficiente a spingere l'acqua fino all'irrigatore più lontano: per impianti domestici con tubi fino a cinque centimetri di diametro i tecnici indicano circa centocinquanta litri al minuto o più. Un piccolo compressore da hobbistica, di quelli che gonfiano le gomme, raggiunge magari la pressione ma non ha abbastanza aria per svuotare una zona intera e l'acqua torna a depositarsi nei punti bassi. Se non possiedi una macchina adeguata, valuta il noleggio per una giornata oppure chiedi all'installatore di fare il lavoro. Chiudi prima di tutto il rubinetto principale che alimenta l'impianto, quello che di solito trovi in casa, in garage o nel pozzetto vicino alla centralina, e verifica che sia davvero chiuso. Collega il compressore a valle di questo rubinetto, attraverso un attacco rapido o un raccordo filettato previsto in fase di progettazione: in molti impianti si trova un rubinetto di scarico o una presa dedicata subito dopo il contatore. Non immettere mai aria nella rete idrica domestica né a monte della valvola di non ritorno. Regola la pressione di uscita su valori moderati, intorno ai tre bar, comunque sotto la pressione di esercizio dei tubi in polietilene e degli irrigatori, perché l'aria compressa surriscalda e può deformare gli ingranaggi degli irrigatori dinamici se li fai girare a vuoto troppo a lungo.

Il procedimento zona per zona: ordine e tempi

Riprendendo dal collegamento appena fatto, apri dalla centralina la zona più lontana dalla presa d'acqua, oppure aziona manualmente l'elettrovalvola corrispondente con il solenoide, e solo dopo fai partire il flusso d'aria. Vedrai gli irrigatori a scomparsa sollevarsi e sputare prima acqua, poi una nebbia sempre più fine, infine quasi solo aria: a quel punto chiudi il flusso e passa alla zona successiva, avvicinandoti via via alla presa. Lavorare una zona alla volta è indispensabile, perché il compressore non ha la portata per svuotare tutto insieme e distribuirebbe l'aria in modo inefficace. Non insistere con l'aria quando le testine ormai non espellono più acqua: pochi secondi di aria secca bastano a far scaldare le parti in plastica e le guarnizioni. Se una zona è molto lunga, meglio ripetere due soffiate brevi lasciando riposare il compressore tra l'una e l'altra, così il serbatoio si ricarica e l'acqua rimasta nei punti bassi ha il tempo di scendere verso gli irrigatori. Finite tutte le zone, apri anche i rubinetti di scarico manuale e i tappi terminali se l'impianto ne è dotato, e lasciali aperti per tutto l'inverno: un tubo vuoto e aperto non può subire danni dal gelo. Tieni gli occhiali protettivi mentre lavori e non avvicinare mai il viso a un irrigatore in funzione, perché l'aria in pressione può proiettare sassolini e frammenti.

Elettrovalvole, centralina e controlli prima di chiudere

Il soffiaggio svuota i tubi, ma qualche componente trattiene acqua anche dopo. Nel pozzetto delle elettrovalvole svita leggermente la vite di spurgo o il solenoide di ciascuna valvola, così l'acqua intrappolata nel corpo esce e la membrana non resta a bagno; richiudi senza forzare. Se nel pozzetto trovi un filtro a rete o a cartuccia, smontalo, sciacqualo e rimontalo senza acqua dentro, approfittandone per controllare che le guarnizioni non siano indurite. Un coperchio ben chiuso e, nelle zone più fredde, uno strato di materiale isolante sopra il pozzetto riducono ancora il rischio. Per la centralina il comportamento dipende dal modello: i programmatori a batteria da pozzetto o da rubinetto vanno staccati, svuotati e conservati al coperto togliendo le pile, mentre quelli alimentati a ventiquattro volt possono restare al loro posto, basta spegnere la programmazione o metterli in pausa in modo che nessuna zona si attivi per errore con i tubi vuoti. Prima di considerare chiuso l'impianto, fai un giro del prato e osserva ogni testina: se qualcuna non è rientrata del tutto, pulisci la terra attorno allo stelo e verifica la molla, perché una testina bloccata in alto raccoglie acqua piovana e gela per prima. Annota su un foglio le zone soffiate e le eventuali anomalie viste: in primavera, riaprendo una zona alla volta, saprai subito dove guardare.

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