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Foglie sul prato: lasciarle o raccoglierle?

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Cosa accade all'erba sotto uno strato di foglie

Cosa accade all'erba sotto uno strato di foglie

In autunno il tappeto erboso rallenta ma continua a crescere, e proprio per questo le foglie sul prato non sono mai un dettaglio soltanto estetico: quello che cade dagli alberi forma uno schermo che riduce la luce e trattiene umidità sulle lamine d'erba. Finché lo strato è leggero e intravedi ancora il verde sotto, la situazione resta sotto controllo e puoi prenderti qualche giorno. Quando invece la copertura nasconde l'erba e non distingui più la superficie, il manto inizia a soffrire: resta bagnato a lungo, si scolorisce e in primavera ritrovi chiazze più chiare o diradate proprio dove il fogliame era più spesso. Conta anche il tipo di foglia. Quelle grandi e coriacee, come platano, castagno o magnolia, si incollano fra loro con la pioggia e formano una crosta compatta che non lascia passare nulla; quelle piccole e sottili di betulla o acero campestre si asciugano prima e si disperdono con il vento, quindi tollerano un'attesa maggiore. Gli aghi di pino si decompongono lentamente e tendono ad accumularsi nel feltro, perciò è meglio non lasciarli sull'erba troppo a lungo. Osserva il tuo giardino prima di decidere, perché la risposta cambia da un angolo all'altro.

Quando raccoglierle: sicurezza, marcescenze e tempi giusti

Se lo strato è consistente, raccogliere resta la scelta più prudente, e non solo per l'erba. Bagnate, le foglie diventano sdrucciolevoli su vialetti e pavimentazioni, e con le prime gelate notturne quella patina si trasforma in un rischio concreto per chi attraversa il giardino. Sul prato il problema è un altro: il fogliame che comincia a marcire mantiene un microclima umido e poco areato, condizione che favorisce le malattie fungine invernali come la fusariosi da Microdochium, difficile da recuperare quando le temperature sono basse. Non aspettare quindi che si sfaldi da solo. Lavora sul secco, in giornate senza vento e con il terreno non saturo d'acqua: rastrellare un prato zuppo significa strappare l'erba e compattare il suolo. Su superfici piccole basta un rastrello metallico a denti stretti, oppure uno a ventaglio se devi passare tra le piante; su prati ampi conviene un soffiatore o un aspirafoglie, mentre per le fughe della pietra la vecchia scopa di saggina resta più efficace di qualsiasi motore. Tieni a portata di mano un telo o un sacco da compostaggio: trascinare i mucchi invece di caricarli a mano ti fa risparmiare metà del tempo.

Triturarle sul posto con il tagliaerba mulching o il robot

C'è una via di mezzo che molti trascurano: sminuzzare il fogliame e lasciarlo dove cade. Serve un tagliaerba rotativo con sistema mulching, che riduce i residui in particelle fini e le distribuisce nel tappeto erboso, oppure un robot rasaerba, che lavorando quasi ogni giorno gestisce la caduta un po' per volta. Le foglie triturate si decompongono e restituiscono sostanza organica al terreno, trattengono umidità e contengono la crescita delle infestanti, con il vantaggio pratico di ridurre i sacchi da smaltire. Perché funzioni devi però rispettare due condizioni. Passa quando il fogliame è asciutto e lo strato è sottile, ripetendo l'operazione più volte nelle settimane di caduta invece di rimandare all'ultimo: se la macchina affonda in una coltre spessa e umida, impasta tutto e il risultato è peggiore del punto di partenza. Alza un po' l'altezza di taglio e controlla il prato dopo il passaggio, perché i frammenti devono sparire tra gli steli e non restare in cumuli visibili. Se li vedi ancora, raccoglili: quello che non si decompone in fretta si comporta esattamente come una foglia intera.

Dove le foglie fanno bene: pacciamatura, compostiera e fauna

Il fogliame resta una risorsa, a patto di spostarlo dove serve davvero. Alla base di alberi, siepi e cespugli puoi distribuirne uno strato di una decina di centimetri come pacciamatura: protegge il piede delle piante e le radici superficiali dal freddo e, decomponendosi, rilascia nutrienti. Se preferisci incorporarlo, tritalo e mescolalo al terreno dopo una leggera sarchiatura, mantenendoti sui quattro o cinque centimetri; all'arrivo della primavera rimuovi il residuo, così il suolo si scalda e si asciuga senza ostacoli. Il resto va in compostiera, alternato a sfalci e materiale verde per evitare masse compatte che si asfissiano; dopo qualche mese ottieni un terriccio ricco da riutilizzare nelle aiuole e nell'orto. Lascia infine un mucchietto in un angolo riparato, lontano dal tappeto erboso: per i ricci e per molti insetti utili è un rifugio dove superare l'inverno, e a te non costa nessuna fatica in più.

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