Quando chiudere: decide la temperatura dell'acqua, non il calendario
La chiusura invernale della piscina interrata si decide con il termometro in mano, non sfogliando il calendario. Il momento arriva quando la temperatura dell'acqua resta stabilmente sotto i 12-15 °C circa: a quei valori alghe e batteri rallentano molto la loro attività e lo svernante riesce a lavorare per tutti i mesi di fermo. Se chiudi con l'acqua ancora tiepida il prodotto si consuma in poche settimane e in primavera ti ritrovi una vasca verde o torbida; se invece rimandi troppo, la prima gelata notturna ti sorprende con le tubazioni ancora piene. In buona parte d'Italia la finestra utile cade tra la fine di ottobre e novembre, ma in montagna e nelle zone interne del Nord conviene anticipare, mentre lungo le coste del Sud si può aspettare ancora un po'. Nelle settimane precedenti misura la temperatura ogni due o tre giorni, sempre alla stessa ora e non in superficie, dove il sole falsa la lettura, e tieni d'occhio le minime previste. Così scegli una giornata asciutta e lavori con calma, senza rincorrere il primo freddo.
Pulizia della vasca, pH, clorazione shock e prodotto svernante
Prima di stendere la copertura la vasca va pulita a fondo, perché ogni foglia e ogni granello di sabbia lasciati sul fondo diventano nutrimento per le alghe durante il fermo. Passa il robot o la scopa aspirante, spazzola le pareti e sgrassa la linea di galleggiamento, l'anello scuro di creme solari e polvere che si deposita al pelo dell'acqua, con un detergente adatto al rivestimento che hai, liner, PVC armato o piastrelle. Svuota e sciacqua i cestelli degli skimmer e il prefiltro della pompa, poi fai un controlavaggio del filtro a sabbia finché l'acqua di scarico non torna chiara. Con l'acqua limpida passa al trattamento, che conviene fare in due tempi. Porta prima il pH tra 7,2 e 7,4: sopra questi valori il cloro perde buona parte del suo potere disinfettante e la clorazione shock serve a poco. Dopo lo shock lascia girare la filtrazione per qualche ora, così il prodotto raggiunge ogni angolo della vasca. Il giorno seguente, quando il cloro libero è tornato su valori normali, aggiungi lo svernante, il prodotto che per tutto l'inverno tiene a bada alghe e depositi di calcare, e fai filtrare ancora un po' perché si distribuisca. Rispetta le dosi di etichetta in base ai metri cubi d'acqua, mai a occhio, e versa i prodotti separatamente, senza mai mescolarli tra loro.
Livello dell'acqua e svuotamento di pompa, filtro e tubazioni
Con lo svernante in circolo puoi dedicarti all'impianto, la parte più fragile quando arriva il gelo: l'acqua che ghiaccia aumenta di volume e apre crepe in tubazioni, corpo pompa e cestello prefiltro. Una piscina interrata non si svuota, perché la massa d'acqua contrasta la spinta del terreno contro pareti e fondo; abbassa invece il livello di qualche centimetro sotto le bocchette di ritorno o sotto gli skimmer, secondo le indicazioni del costruttore, usando la pompa con la valvola multivia in posizione di scarico. Poi togli tensione dal quadro elettrico, apri i tappi di scarico di pompa e filtro e lascia defluire tutto; se il locale tecnico non è al riparo dal freddo, smonta la pompa e riponila in un ambiente asciutto. Le tubazioni più lunghe si liberano soffiando aria con un compressore a bassa pressione, oppure lasciando l'operazione al tecnico che segue l'impianto. Chiudi bocchette e skimmer con i tappi invernali e, dove gli inverni sono rigidi, metti in acqua i galleggianti invernali: si schiacciano loro al posto delle pareti quando la superficie ghiaccia. Se ricorri a un antigelo, scegline uno specifico per piscine, perché quello per l'auto è tossico e non va versato in vasca.
Copertura invernale: telo coprente al bordo oppure rete di sicurezza
Con l'impianto vuoto e i tappi al loro posto resta un'ultima operazione, posare la copertura invernale, che tiene fuori luce, foglie e sporco fino alla riapertura. Non confonderla con il telo termico estivo: la copertura invernale non galleggia e non ha bolle, è in PVC spalmato o tessuto rinforzato, pesante e opaca, e proprio perché non lascia passare la luce impedisce alle alghe di ripartire nelle giornate miti. Per le vasche interrate si usano due sistemi. Il primo è il telo coprente ancorato alla pavimentazione del bordo con occhielli, elastici e tasselli a scomparsa, oppure trattenuto da tubolari riempiti d'acqua: costa meno, ma raccoglie la pioggia, che va aspirata con una pompetta perché il peso non deformi il telo e non stiri le cuciture, a meno che il modello non abbia una fascia microforata che drena da sola. Il secondo è la rete di sicurezza, tesa sopra la vasca con molle e ancoraggi a pavimento: lascia passare l'acqua piovana e non forma sacche, però fa filtrare un po' di luce, quindi chiede uno svernante ben dosato. In entrambi i casi la copertura deve debordare su tutti i lati ed essere ben tesa; ricontrolla gli ancoraggi dopo vento forte e nevicate e non camminarci sopra se non è un modello certificato per reggere il peso di una persona.





